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martedì 3 gennaio 2012
Donderdag 19 januari 2012 Wraak (Per vendetta) een ontmoeting met Alessandro Perissinotto
Per chi può essere interessato, evento gratuito di presentazione della traduzione olandese del libro "Per vendetta" con autore, a cura dell'istituto italiano di cultura per i Paesi Bassi.
Donderdag 19 januari 2012
Wraak (Per vendetta)
een ontmoeting met Alessandro Perissinotto
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Het Istituto italiano di Cultura en Serena Libri
nodigen u uit, ter gelegenheid van de publicatie van Wraak,
voor een ontmoeting met
Alessandro Perissinotto
Prof. dr. Vincenzo Lo Cascio zal met de schrijver in gesprek gaan.
De roman is vertaald door Aafke van der Made.
Wraak (Serena Libri 2011) speelt in Argentinië. Efrem Parodi, professor in de geschiedenis, heeft zijn bekomst van de corruptie en het morele verval in zijn vaderland. Wanneer de Italiaanse gemeenschap in Argentinië hem een leerstoel aanbiedt, vertrekt hij spoorslags. Hij geeft met veel plezier les en lijkt een nieuw leven te beginnen, maar ook Argentinië heeft een gewelddadig verleden, de geesten van de desaparecidos waren nog rond. Tijdens zijn colleges raakt Efrem in de ban van de studente Alicia, dochter van een desaparecido. Zij is op zoek naar vader Tino, de priester die haar in zee gegooide vader heeft bijgestaan.
Veel is onduidelijk. Was Raúl Mayroga eigenlijk wel haar vader? Had de priester hem werkelijk bijgestaan? En hoe heette hij: Salterbeg, Scanbek?
Alicia en Efrem gaan samen op zoek, een tocht die dramatisch eindigt.
‘De uitstekend vertaalde roman concretiseert de droom van wraak die levend blijft zolang de wandaden niet worden erkend en er al te gemakkelijk vergeving wordt geschonken.’ **** Vrij Nederland
(De roman is vertaald door Aafke van der Made)
Alessandro Perissinotto (Turijn, 1964) doceert Theorie van de vertelkunst aan de Universiteit van Turijn. Daarnaast schrijft hij columns voor La Stampa. Hij is een ervaren skiër en bergbeklimmer, in z’n vrije tijd trekt hij de bergen in.
Zijn debuut, Het jaar dat ze Rosetta vermoordden (Serena Libri, 1999) speelt in een Alpendorpje in de jaren zestig. Het lied van Colombano (SL, 2001) gaat terug naar de 16e eeuw en speelt zich weer af in een geïsoleerd bergdorp. Aan mijn rechter (SL, 2005) is een actuele thriller over informatietechnologie en geld witwassen via internet. Na een thrillertrilogie met een vrouwelijke speurder, volgt in 2009 de politieke roman Per vendetta, een liefdesverhaal tegen de achtergrond van de gruweldaden in Argentinië en het noodlot van de desaparecidos.
Zijn romans zijn vertaald in veel Europese landen en Japan.
Donderdag 19 januari 2012, 20.00 uur in Amsterdam
Istituto italiano di Cultura, Keizersgracht 564
Receptie na afloop, om circa 21.30 uur
Voertaal Italiaans
Italiaanse versie
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Directie en medewerkers van Istituto Italiano di Cultura wensen u een gelukkig nieuwjaar!
Istituto Italiano di Cultura per i Paesi Bassi
Keizersgracht 564
1017EM Amsterdam
sabato 2 luglio 2011
La bufala Lilin - Parte 2
Qui un altro commento a Educazione siberiana. Anna Zafesova, La Stampa, 23/6/2009
ciao a tutti!
Scusi, da che parte si trova Fiume Basso? La mitica roccaforte degli Urca siberiani descritta da Nicolai Lilin nel suo Educazione siberiana (Einaudi) come la terra dove ha imparato il codice d’onore criminale, crescendo tra coltelli, pistole, icone e tatuaggi? Gli abitanti di Bendery scrollano le spalle, poi suggeriscono di allontanarsi dal centro per un paio di isolati, nel «settore privato», come nella provincia ex sovietica si chiamano i quartieri di casette quasi rurali a uno-due piani, con orto e giardino. Ma è il quartiere dei siberiani? Denis Poronok è perplesso: «Chi sono? Mai sentiti».
Questa è la Transnistria, che nell’immaginario del lettore italiano si colloca a metà tra Corleone e Macondo. Una scheggia dell’impero sovietico tra l’Ucraina e la Moldova, che vive dal 1990 in un limbo giuridico e politico: falce e martello nella bandiera, guarda a Mosca, ma formalmente resta parte della Moldova, anche se si comporta con indipendenza. La Siberia è lontana migliaia di chilometri, ma è qui che è nato il fenomeno letterario della stagione: la storia dell’adolescenza di Nicolai e della sua «famiglia» siberiana che animava una resistenza al regime con le armi in mano. Una storia descritta nei particolari, nomi, luoghi, circostanze, usi e costumi. Tra i russi che hanno avuto modo di leggerla, la mitologia siberiana ha suscitato irritazione e perplessità. «La nostra è una città multietnica, russi, ucraini, moldavi, la zarina Caterina aveva mandato coloni tedeschi ed era numerosa la comunità ebraica. Ma i siberiani non si sono mai visti», dice Denis, fotografo e cameramen della tv locale.
Una perplessità normale per i russi, per i quali i siberiani non sono un’entità separata, ma al massimo quei 36 milioni che abitano i 13 milioni di chilometri quadrati (tre volte l’Ue) dagli Urali al Pacifico, composti da galeotti e scienziati, cacciatori indigeni e ingegneri dei pozzi petroliferi. Secondo Lilin, gli Urca sarebbero una minoranza etnica «discendente degli antichi Efei» che viveva di caccia e rapina e che dalla Siberia venne deportata in Transnistria negli anni ‘30, quando era parte della Romania (sarebbe stata annessa all’Urss nel 1940, nella spartizione dell’Europa tra Stalin e Hitler). Così i comunisti avrebbero popolato «l’impero romeno», come lo chiama lo scrittore, di criminali russi sconfiggendo le cosche locali. «Assurdo», ride Pavel Polian, storico russo che da 25 anni studia le deportazioni di comunismo e nazismo: «Si deportava in Siberia, ma non dalla Siberia, meno che mai in Moldova. E gli Efei non sono mai esistiti».
Anche degli Urca i dizionari etnografici non portano traccia. In compenso, vengono citati già nel 1908 nel vocabolario del gergo criminale di Trakhtenberg: urka, o urkagan, criminali di professione, ladri, bari, rapinatori. Una parola antica, un esercito criminale che dalle pagine di Solzhenitsyn, Shalamov e Herling appare dotato di una ferocia disumana, usato nel Gulag contro i detenuti politici. Oggi i loro eredi preferiscono chiamarsi «vory», ladri. La «famiglia» di Lilin potrebbe essere una scheggia di quel mondo? «Non ho mai sentito parlare di una mafia siberiana separata con quelle tradizioni», dice Federico Varese, professore di criminologia a Oxford e uno dei massimi esperti di mafia russa. E l’arte segreta dei tatuaggi? «Fa parte della subcultura dei “vory”, con particolare enfasi sulle madonne, negli Urali esistono cosche “blu”, dal colore dell’inchiostro sulla pelle», dice Mark Galeotti, professore alla New York University che studia la criminalità postsovietica. «Ma sono comuni a tutti i criminali russi».
Secondo Lilin l’esistenza stessa degli Urca era un segreto del regime. Una comunità quasi estinta, che aveva lasciato un segno profondo, vincendo da sola la guerra del 1992, quando la Moldova in preda a bollenti spiriti postsovietici ha invaso la provincia separatista. In Educazione siberiana si narra del trionfo dei «siberiani», riusciti a far esplodere uno dei due cinema di Bendery pieno di militari. Marian Bozhesku, ricercatore ucraino autore di Transnistria 1989-1992, lo studio più esaustivo sul conflitto, dice di non averne mai sentito parlare. «Per noi il ricordo della guerra è ancora vivissimo, abbiamo combattuto disperatamente, dire che sono stati i criminali a vincerla è ridicolo», s’indigna Denis Poronok, che ha la stessa età di Lilin, 31 anni, e contesta la «versione di Nicolai»: «Il cinema esploso è una fiaba, e nel ‘92 a Bendery c’erano quattro sale, non due».
La Macondo dei siberiani moldavi si sgretola così, un mondo dove geografia e storia diventano fiction. Resta la storia di un ragazzo cresciuto in periferia tra gang e degrado. Una biografia nella quale molti russi si riconoscerebbero. Ma Bendery è una città piccola, 80 mila abitanti dove tutti si conoscono. Conoscono anche Nicolai (anche se all’epoca portava un altro cognome), si ricordano i suoi genitori e il nonno Boris, «grande persona, ha lavorato fino all’ultimo», dice un coetaneo dello scrittore. Si frequentavano quando erano ventenni, è stato anche a casa sua: «Non c’erano icone, né armi, nessun oggetto “siberiano”. Lui era uno curioso, leggeva molto». Nulla di criminale? «Mai sentito che fosse stato in galera, anzi si diceva che a un certo punto si fosse arruolato nella polizia». L’ha rivisto quando Nicolai è tornato a casa, l’anno scorso, accompagnato da un italiano che presentava come produttore tv: «Voleva girare un film sulla Transnistria, diceva che in Italia ne hanno l’idea sbagliata di un luogo orribile, voleva mostrare che siamo gente normale, certo non stiamo benissimo, ma nemmeno così male. Gli avevo presentato artisti, intellettuali, giornalisti». Tra i quali anche Denis: «Mi aveva invitato in Italia a fare una mostra fotografica. Ora che ci penso, se ci fossi andato mi avrebbe spacciato per un Urca siberiano, tanto non avrei capito nulla».
ciao a tutti!
Scusi, da che parte si trova Fiume Basso? La mitica roccaforte degli Urca siberiani descritta da Nicolai Lilin nel suo Educazione siberiana (Einaudi) come la terra dove ha imparato il codice d’onore criminale, crescendo tra coltelli, pistole, icone e tatuaggi? Gli abitanti di Bendery scrollano le spalle, poi suggeriscono di allontanarsi dal centro per un paio di isolati, nel «settore privato», come nella provincia ex sovietica si chiamano i quartieri di casette quasi rurali a uno-due piani, con orto e giardino. Ma è il quartiere dei siberiani? Denis Poronok è perplesso: «Chi sono? Mai sentiti».
Questa è la Transnistria, che nell’immaginario del lettore italiano si colloca a metà tra Corleone e Macondo. Una scheggia dell’impero sovietico tra l’Ucraina e la Moldova, che vive dal 1990 in un limbo giuridico e politico: falce e martello nella bandiera, guarda a Mosca, ma formalmente resta parte della Moldova, anche se si comporta con indipendenza. La Siberia è lontana migliaia di chilometri, ma è qui che è nato il fenomeno letterario della stagione: la storia dell’adolescenza di Nicolai e della sua «famiglia» siberiana che animava una resistenza al regime con le armi in mano. Una storia descritta nei particolari, nomi, luoghi, circostanze, usi e costumi. Tra i russi che hanno avuto modo di leggerla, la mitologia siberiana ha suscitato irritazione e perplessità. «La nostra è una città multietnica, russi, ucraini, moldavi, la zarina Caterina aveva mandato coloni tedeschi ed era numerosa la comunità ebraica. Ma i siberiani non si sono mai visti», dice Denis, fotografo e cameramen della tv locale.
Una perplessità normale per i russi, per i quali i siberiani non sono un’entità separata, ma al massimo quei 36 milioni che abitano i 13 milioni di chilometri quadrati (tre volte l’Ue) dagli Urali al Pacifico, composti da galeotti e scienziati, cacciatori indigeni e ingegneri dei pozzi petroliferi. Secondo Lilin, gli Urca sarebbero una minoranza etnica «discendente degli antichi Efei» che viveva di caccia e rapina e che dalla Siberia venne deportata in Transnistria negli anni ‘30, quando era parte della Romania (sarebbe stata annessa all’Urss nel 1940, nella spartizione dell’Europa tra Stalin e Hitler). Così i comunisti avrebbero popolato «l’impero romeno», come lo chiama lo scrittore, di criminali russi sconfiggendo le cosche locali. «Assurdo», ride Pavel Polian, storico russo che da 25 anni studia le deportazioni di comunismo e nazismo: «Si deportava in Siberia, ma non dalla Siberia, meno che mai in Moldova. E gli Efei non sono mai esistiti».
Anche degli Urca i dizionari etnografici non portano traccia. In compenso, vengono citati già nel 1908 nel vocabolario del gergo criminale di Trakhtenberg: urka, o urkagan, criminali di professione, ladri, bari, rapinatori. Una parola antica, un esercito criminale che dalle pagine di Solzhenitsyn, Shalamov e Herling appare dotato di una ferocia disumana, usato nel Gulag contro i detenuti politici. Oggi i loro eredi preferiscono chiamarsi «vory», ladri. La «famiglia» di Lilin potrebbe essere una scheggia di quel mondo? «Non ho mai sentito parlare di una mafia siberiana separata con quelle tradizioni», dice Federico Varese, professore di criminologia a Oxford e uno dei massimi esperti di mafia russa. E l’arte segreta dei tatuaggi? «Fa parte della subcultura dei “vory”, con particolare enfasi sulle madonne, negli Urali esistono cosche “blu”, dal colore dell’inchiostro sulla pelle», dice Mark Galeotti, professore alla New York University che studia la criminalità postsovietica. «Ma sono comuni a tutti i criminali russi».
Secondo Lilin l’esistenza stessa degli Urca era un segreto del regime. Una comunità quasi estinta, che aveva lasciato un segno profondo, vincendo da sola la guerra del 1992, quando la Moldova in preda a bollenti spiriti postsovietici ha invaso la provincia separatista. In Educazione siberiana si narra del trionfo dei «siberiani», riusciti a far esplodere uno dei due cinema di Bendery pieno di militari. Marian Bozhesku, ricercatore ucraino autore di Transnistria 1989-1992, lo studio più esaustivo sul conflitto, dice di non averne mai sentito parlare. «Per noi il ricordo della guerra è ancora vivissimo, abbiamo combattuto disperatamente, dire che sono stati i criminali a vincerla è ridicolo», s’indigna Denis Poronok, che ha la stessa età di Lilin, 31 anni, e contesta la «versione di Nicolai»: «Il cinema esploso è una fiaba, e nel ‘92 a Bendery c’erano quattro sale, non due».
La Macondo dei siberiani moldavi si sgretola così, un mondo dove geografia e storia diventano fiction. Resta la storia di un ragazzo cresciuto in periferia tra gang e degrado. Una biografia nella quale molti russi si riconoscerebbero. Ma Bendery è una città piccola, 80 mila abitanti dove tutti si conoscono. Conoscono anche Nicolai (anche se all’epoca portava un altro cognome), si ricordano i suoi genitori e il nonno Boris, «grande persona, ha lavorato fino all’ultimo», dice un coetaneo dello scrittore. Si frequentavano quando erano ventenni, è stato anche a casa sua: «Non c’erano icone, né armi, nessun oggetto “siberiano”. Lui era uno curioso, leggeva molto». Nulla di criminale? «Mai sentito che fosse stato in galera, anzi si diceva che a un certo punto si fosse arruolato nella polizia». L’ha rivisto quando Nicolai è tornato a casa, l’anno scorso, accompagnato da un italiano che presentava come produttore tv: «Voleva girare un film sulla Transnistria, diceva che in Italia ne hanno l’idea sbagliata di un luogo orribile, voleva mostrare che siamo gente normale, certo non stiamo benissimo, ma nemmeno così male. Gli avevo presentato artisti, intellettuali, giornalisti». Tra i quali anche Denis: «Mi aveva invitato in Italia a fare una mostra fotografica. Ora che ci penso, se ci fossi andato mi avrebbe spacciato per un Urca siberiano, tanto non avrei capito nulla».
venerdì 4 marzo 2011
150 anni dell'Unità d'Italia
Dovesse interessare, visto che se n'è parlato all'incontro del club del 4 marzo, segnalo questo evento legato al 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.
Per il 150° anniversario dell'Italia, l'associazione degli italiani di Delft organizza un cocktail alle ore 15 di sabato 19 marzo al centro SILA , bieslandsekade 68, a Delft.
Ciao a tutti!
Per il 150° anniversario dell'Italia, l'associazione degli italiani di Delft organizza un cocktail alle ore 15 di sabato 19 marzo al centro SILA , bieslandsekade 68, a Delft.
Ciao a tutti!
mercoledì 12 maggio 2010
ricordi di shantaram
cari tutti,
lo so che voi siete ormai libri e libri avanti, ma oggi mi è successa una cosa buffa che volevo condividere con tutti voi.
per lavoro mi è capitato di passare alcune ore con una famiglia indiana della quale faceva parte anche un ragazzo sui quindici anni che, qualsiasi cosa io dicessi, mi guardava, sorrideva e dondolava la testa.
ecco, io non ho potuto fare a meno di sorridergli tutte le volte e pensare ai personaggi di shantaram ed in particolare a parabaker.
quel dondolio mi metteva allegria ma soprattutto mi sono chiesta che cosa avrei pensato di quegli strani gesti, se avessi incontrato questo ragazzo in passato? avrei capito? avrei pensato che mi prendesse in giro? oppure non avrei notato la cosa?
chissà.
comunque sia, mi piaceva l'idea di mettervi a parte di questo episodio.
a presto e
buone letture a tutti
lo so che voi siete ormai libri e libri avanti, ma oggi mi è successa una cosa buffa che volevo condividere con tutti voi.
per lavoro mi è capitato di passare alcune ore con una famiglia indiana della quale faceva parte anche un ragazzo sui quindici anni che, qualsiasi cosa io dicessi, mi guardava, sorrideva e dondolava la testa.
ecco, io non ho potuto fare a meno di sorridergli tutte le volte e pensare ai personaggi di shantaram ed in particolare a parabaker.
quel dondolio mi metteva allegria ma soprattutto mi sono chiesta che cosa avrei pensato di quegli strani gesti, se avessi incontrato questo ragazzo in passato? avrei capito? avrei pensato che mi prendesse in giro? oppure non avrei notato la cosa?
chissà.
comunque sia, mi piaceva l'idea di mettervi a parte di questo episodio.
a presto e
buone letture a tutti
sabato 6 marzo 2010
Mamma maestra ha detto:
Editare. Dal latino edo, edere, edidi, editus. Ebbene si'. Prima noi, poi gli inglesi.
domenica 28 febbraio 2010
Mi presento: Barbara Summa
Salve a tutti, sono Barbara Summa e da oggi contribuirò, spero in modo continuativo (se non mi sbattete fuori) a questo blog. Ringrazio innanzitutto Alberto e Giuseppe per avermi ammessa.
In realtà, anche se sono un'appassionata lettrice e da sempre vorrei partecipare agli incontri del club del Libro di Amsterdam, finora vi ho seguiti soprattutto nelle intenzioni, visto che il venerdì è il mio tipico giorno degli hobby e ne ho quindi sempre una (tranne le volte che schianto sul letto alle 20.15 mentre cerco di far addormentare i bambini).
Comincio con il raccontare chi sono e cosa faccio a chi ancora non mi conosce e nei prossimi post vorrei stimolarvi ad una conversazione in differita da unire a quelle sui titoli specifici che vengono discussi dal club, su argomenti libreschi e letterari.
Vivo ad Amsterdam dal 1995, ho un'agenzia di lingue, Madrelingua, che fornisce servizi linguistici in tutte le lingue europee nonché supporto per l'organizzazione di eventi. Dal 2006 con un gruppo di amici abbiamo messo su la Fondazione Quelli di Astaroth che produce e promuove cultura italiana ad Amsterdam con Radio Onda Italiana, l'Astarotheatro o teatro da camera in italiano e olandese, e la Scuola d'italia che organizza corsi di lingua e cultura italiane, tra cui i corsi per bambini bilingue, e corsi di olandese per gli italiani che vivono qui.
Forse ci conoscete già grazie agli spettacoli teatrali degli scorsi anni al Teatro Ostade o alle due edizioni di festival di film italiani Cinemissimo (io sono quella alta del gruppo).
Per la Fondazione, oltre a mandare avanti la baracca e lavare le tazze del caffé e i calici del vino, ho un programma radio di enogastronomia, libri e cultura il terzo martedi del mese, insieme a Marina Vizzinisi. Inoltre ho preso il diploma da sommelier AIS e tengo una volta al mese delle lezioni con degustazione sui vini italiani.
Dal 1994 tengo anche corsi di scrittura su vari temi, in particolare Scriversi (scrivere per sé, scrivere di sé), un corso di scrittura meditativa che esplora le nostre motivazioni nello scrivere e nel raccontarci, nonché le tecniche per aggirare il blocco dello scrittore. Il prossimo corso si terrà il 27 e 29 marzo.
Come blogger scrivo sotto il nick di Mammamsterdam ed è proprio per questo, perché amo e sono consapevole degli infiniti spunti che la forma del blog può regalare alla scrittura e alla lettura, che ho accolto con entusiasmo l'invito a partecipare anche all'Asino morbido.
Spero quindi di conoscervi anche di persona al più presto. Se avete idee o spunti che volete vedere discussi in questa sede potete farmelo sapere mandando una mail a orsovolante@gmail.com.
Alla prossima, un giochino sui nostri libri preferiti, che spero vi divertirà in massa. Si tratta di metterci alla gogna, ve lo dico subito, cosi possiamo prepararci spiritualmente.
domenica 7 febbraio 2010
Che cos'è l'asino morbido
Sorpresa sorpresa!
per tutti i presenti all'ultima serata babele, questa sarà una vera rivelazione! Scoperto il significato dell'Asino morbido sulla pizza friulana!
Leggete qui:
per tutti i presenti all'ultima serata babele, questa sarà una vera rivelazione! Scoperto il significato dell'Asino morbido sulla pizza friulana!
Leggete qui:
"Formaggio dal particolare gusto sapido, leggermente piccante, pronunciato per l'Asìno classico, più delicato per l'Asìno morbido
Forma cilindrica a scalzo dritto e facce piane per l'Asìno classico; forma quadrata per l'Asìno morbido; di dimensioni indicative: altezza di 5-7 cm (anche 12-15 in alcuni casi) e diametro medio di 30-40 cm per l'Asìno classico; altezza di 5 cm e lato di 20 cm per l'Asìno morbido; pasta compatta di colore biancastro senza occhiatura o con occhiatura fine per l'Asìno classico; pasta cremosa, spalmabile, di colore bianco latte e senza occhiatura per l'Asìno morbido;gusto sapido e leggermente piccante, pronunciato per l'Asìno classico, più delicato per l'Asìno morbido;il formaggio Asìno classico e morbido, vengono anche chimati formaggio salato classico e morbido del Friuli, formadi salmistrà e formàio furlàn"
Ciao
Giuseppe
sabato 6 febbraio 2010
il piccolo eroe della settimana
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